L’idea che ciascuno dei caratteri cinesi sia una entità monolitica non scomponibile in parti nasce spontaneamente e inconsciamente in credo tutti coloro che li osservano. Grazie al cielo questo non è vero. I caratteri hanno una struttura modulare che è studiata per facilitarne la composizione e la memorizzazione. Prendiamo il seguente carattere, che ho scelto proprio perché è uno dei più complessi al momento in uso in Giappone. Vuole dire, direi appropriatamente, depressione.

I cerchi isolano i suoi componenti. Credo sia già un’altra cosa. Notiamo che ci sono tre livelli e che due dei moduli del livello superiore sono uguali. Potrei continuare, ma può bastare. Prima di proseguire comunque vorrei aggiungere che i caratteri cinesi non sono più ideogrammi. Lo erano inizialmente. Ora non rappresentano più concetti ma suoni. La ragione è ovvia. Non sono più realistici. Ora prendiamo un carattere semplice, anzi, uno dei più semplici.
日
Questo carattere rappresenta il sole, ma anche un giorno. Che io sappia, in cinese un carattere si pronuncia in linea di massima in un modo solo. In giapponese ha come minimo due pronunce diverse. Da solo si legge alla giapponese, in accordo con il suo significato. In composti si pronuncia alla cinese. Pare strano ma facciamo anche noi qualcosa di simile. Per capire di cosa sto parlando pensate per esempio al termine freddo e alla radice greca crio, che significa la stessa cosa. Sapendo questo posso creare una parola composta del tutto nuova, ma facilmente comprensibile, crioscopia, o analisi al freddo. Così fanno i giapponesi con la lettura cinese dei caratteri.
月
La luna
木
Un albero
Per esprimere il concetto di radici è stato poi aggiunto un tratto alla parte inferiore del carattere per albero a rappresentare la massa delle radici. Ecco qui il carattere per radici.
本
Gli aggettivi o sostantivi usati con funzione aggettivale in giapponese precedono il loro sostantivo. Quindi
日 giorno 本 radici
vuol dire Giappone (letteralmente sole e origini, che sarebbe le origini del sole, il Sol Levante).
I blocchi fondamentali per costruire caratteri sono 214. Eccoli. Alcuni sono essi stessi composti da altri più semplici. Non cercate una logica, perché queste sono tradizioni evolutesi spontaneamente. Nella vita però non ci sono solo oggetti, ma anche idee ed azioni. Rappresentare graficamente un verbo non è facile. Ecco il sorgere dei caratteri composti, per esempio
森 tre Alberi formano una foresta.
Oppure
子 bambino 女 donna
好. Una donna e il suo bambino. Amore, attrazione. I due caratteri originali che compongono questi caratteri composti sono ancora discernibili, ma questo non è sempre il caso. La parte destra si chiama tsukuri, quella sinistra hen. Ci sono varie hen e varie tsukuri. La hen di solito dà una molto vaga indicazione del significato del carattere, la tsukuri della pronuncia. Si vede quindi anche solo da questo come sia radicato, standardizzato ed usato il sistema. Per esempio:
液 I tre trattini sulla sinistra sono quanto rimane del carattere per acqua, 水, dopo una estrema semplificazione e stilizzazione e suggeriscono un significato attinente all’acqua. Si tratta infatti del carattere per “fluido”.
花 Fiore. Abbiamo un carattere, quello 化, con una specia di cappello che ne cambia il significato. Senza il cappello (che a dire il vero si chiama corona, kanmuri) si legge ka e vuol dire cambiare. Col cappello vuol dire fiore e si pronuncia hana SE DA SOLO, ka IN COMPOSTI. vale a dire quando in italiano useremmo crio per dire freddo.
Ci sarebbe ad esempio una marca di saponette che si chiama Kaō, “il re dei fiori”
Fiore quindi si dice 花 Hana, ma in
花 王
lo stesso carattere si legge ka, mentre il secondo carattere si legge ō (o lunga) e vuol dire “re”. E questo, nella sua essenza, è il sistema. Analizziamo un altro carattere.
Igo, la lingua italiana. Il primo carattere si pronuncia i, come Italia, ma è il secondo che ci interessa.
A sinistra vedete una bocca (il quadrato in basso) con dei trattini che la sovrastano a rappresentare parole che da essa escono. Esiste come carattere indipendente, nel qual caso vuol dire iu, dire.
Il carattere in alto a destra vuol dire cinque, che sarebbe go. Di sotto un’altra bocca. Il cinque non ha alcuna funzione semantica, serve solo ad indicare la pronuncia del carattere nel suo insieme. La parola così si pronuncia Igo, La lingua italiana.
Igo, beninteso, è semplicemente l’abbreviazione di Itariago, Che si scriverebbe 伊太利亜語. I cinque caratteri che compongono la parola vengono usati ciascuno non per il loro significato, ma per il loro suono: I ta ri a.
Il sistema ha altri aspetti secondari, ma questa credo sia la sua essenza. Di per sé è estremamente complesso ed irregolare, viene reso ancora più difficile da un’attitudine culturale a favorire il bello a costo del funzionale.
Non di meno, non solo il suo abbandono, ma anche semplicemente la sua ulteriore razionalizzazione (ha già subito varie revisioni radicali) non sono sull’orizzonte.
Nel caso delle lingue europee, l’atto di leggere diviene col tempo trasparente e chi legge non è Consapevole di stare interpretando e traducendo internamente simboli esterni di per sé non udibili,
Nel caso del Giapponese e del cinese questa trasparenza non viene mai raggiunta del tutto e il lettore rimane consapevole di stare leggendo.
Perché non abbandonare un sistema così manifestamente inefficiente? A chi pone questa domanda posso a mia volta chiedere come mai parla dialetto, nonostante il fatto che questo abbia parecchi riflessi negativi sulla società italiana nel suo insieme. La morfologia della lingua italiana è semplicemente repellente, come può testimoniare qualsiasi straniero. Perché non lo abbandoniamo? Tradizione. In ogni caso è stato tentato, ma, per motivi che spiego in un altro post, Secondo voi una scrittura a ideogrammi, come il cinese o il giapponese, oltre ad alcune evidenti complicazioni come l'enorme numero di segni ha qualche vantaggio rispetto alla nostra scrittura alfabetica? Una lingua scritta in caratteri cinesi viene modificata in maniera irreversibile. Non è più scrittibile Foneticamente.