
Il congiuntivo, seconda puntata: come si forma — la magia di scambiare la «A» e la «E»
La volta scorsa abbiamo visto che il congiuntivo è «la porta del mondo del cuore» (se ve la siete persa, ecco la prima puntata). Questa volta vediamo come si apre la porta, cioè come si formano i verbi. Superato questo punto, il congiuntivo non fa più paura.
Il ripasso della volta scorsa (tre righe)
• Porta ① = il mondo reale (l’indicativo). Per dire i fatti certi.
• Porta ② = il mondo del cuore (il congiuntivo). Per desideri, opinioni, sentimenti e dubbi.
• Il ponte che unisce le due frasi è che. La magia scatta quando chi fa l’azione è diverso nella prima e nella seconda frase.
Esempio: spero io, sta bene tu → Spero che tu stia bene. (due persone diverse)
Quando chi fa l’azione è lo stesso, il che non si usa: si passa a di + infinito → Spero di stare bene. (spero io, e sto bene io)
⚠️ La regola del «soggetto diverso» vale per i verbi come pensare, volere, sperare + che. È il caso più frequente, ma il congiuntivo ha anche altre porte (benché, bisogna che, i superlativi, le relative su cose che forse non esistono…). Le vediamo tutte insieme nel paragrafo 4.
1. La regola magica: la A e la E si scambiano
Formare il congiuntivo è sorprendentemente semplice. Basta scambiare una vocale.
• i verbi in -are prendono la i: parlare → che io parli
• i verbi in -ere e -ire prendono la a: prendere → che io prenda / dormire → che io dorma
All’indicativo si dice parla, al congiuntivo parli; all’indicativo prende, al congiuntivo prenda. La A e la E si scambiano il posto. Con questa sola riga si formano tutti i verbi regolari.

Guardate anche le tre righe in fondo alla tavola. La forma del noi è identica all’indicativo, per tutti i verbi (parliamo, prendiamo, dormiamo). Di nuovo ci sono solo le forme del voi e del loro.
2. L’avvertenza più importante: non omettete il soggetto
Riguardate la tavola. Le forme di io, tu e lui/lei sono tutte uguali: parli, parli, parli.
In giapponese omettere il soggetto è la cosa più naturale: di chi si parla lo dice il contesto. Ma al congiuntivo le forme sono uguali, e se si omette il soggetto non si capisce davvero di chi si parla.
Perciò, al congiuntivo, aggiungete sempre il pronome: che io / che tu / che lui. Per chi è di madrelingua giapponese è il punto più importante di tutti. E gli italiani, quando il pronome c’è, capiscono molto meglio.
3. La scorciatoia dei verbi irregolari
I verbi irregolari non vanno imparati a memoria uno per uno. C’è una scorciatoia.
Prendete la forma dell’«io» all’indicativo presente, togliete la -o e aggiungete la -a. Tutto qui.
io vengo → che io venga / io dico → che io dica / io esco → che io esca
In altre parole: se conoscete la forma dell’«io», il congiuntivo lo costruite da soli. Anche quando incontrate un verbo nuovo, imparate per prima la forma dell’«io».

Ci sono però cinque verbi soltanto per cui la scorciatoia non funziona: quelli in fondo alla tavola, essere → sia, avere → abbia, sapere → sappia, dare → dia, stare → stia. Sono fra i verbi più usati in assoluto: questi conviene impararli a memoria.
4. Le parole che aprono la «porta ②»
Anche quando i sentimenti non c’entrano, dopo queste parole il congiuntivo arriva in automatico. Imparatele come frasi intere e la bocca andrà da sola.
• Bisogna che... (necessità)
• È importante che... (importanza)
• È meglio che... (consiglio)
• Benché / Sebbene / Nonostante... (concessione)
• Prima che... (tempo)
• Affinché... (scopo)
• A meno che... non (condizione)
• Chiunque / Qualunque / Ovunque (indefiniti)
Ecco una via di fuga, per stare tranquilli. Quello che dice benché si può dire anche con l’indicativo: anche se.
Benché sia stanco, esco. (congiuntivo) = Anche se sono stanco, esco. (indicativo)
Il senso è lo stesso. Se il congiuntivo non vi viene ancora sicuro, usate anche se: vi capiranno benissimo.
E qui c’è la cosa più interessante del congiuntivo. Essere stanchi è un fatto certo, eppure dopo benché va al congiuntivo. Quindi il congiuntivo non è il segno delle «cose incerte», ma di «ciò che in questo momento non sto affermando». Quello che voglio dire è che esco; la stanchezza è una premessa messa da parte, e per questo va al congiuntivo.
Però, per onestà: non tutto ha una ragione. Vogliono dire la stessa cosa, eppure benché vuole il congiuntivo e anche se l’indicativo. Non è logica: si usano così da sempre, tutto qui. Cose come queste non si ragionano: si fa prima a impararle in blocco. Il motivo non lo sanno nemmeno gli italiani: le hanno sentite da bambini e le hanno imparate così.
5. I tre errori tipici di chi parla giapponese

Nascono tutti e tre dalle abitudini del giapponese. Il rovescio della medaglia: basta conoscerli e il vostro italiano diventa subito più chiaro.
1. Si perde il soggetto. Con Spero che parli italiano. non si capisce se a parlare italiano sono «io», «tu» o «lui». Le prime tre persone sono uguali, quindi ci vuole il pronome → Spero che tu parli italiano.
2. Si usa che anche se il soggetto è lo stesso. Se chi pensa e chi è stanco sono la stessa persona, si usa di + infinito → Penso di essere stanco.
3. Il congiuntivo per le cose certe. Lo sbaglia soprattutto chi cerca di parlare con cura. «Sapere», «vedere», «essere sicuri» appartengono al mondo reale: restano alla porta ① → So che è vero.
★ E l’errore più frequente di tutti. Non Penso che è bello. ma Penso che sia bello. Per onestà: nella conversazione di tutti i giorni anche gli italiani a volte dicono penso che è. Ma quando si scrive, o si vuole parlare bene, è sia.
※ C’è un’eccezione. «Stesso soggetto, infinito» vale dopo i verbi come pensare, volere, sperare. Dopo congiunzioni come benché / sebbene resta il congiuntivo anche con lo stesso soggetto.
Esempio: Benché sia stanco, esco. (stanco sono io, ed esco io)
Prima che invece fa il contrario: con lo stesso soggetto diventa prima di + infinito → Prima di partire...
6. Sei frasi pronte, da usare subito
Se aspettate di sapere tutta la grammatica prima di parlare, non parlerete mai. Mettetevi in bocca prima gli «stampi», e cambiate solo la fine. Con queste sei frasi gli italiani fanno metà delle loro conversazioni.

Penso che sia… per un’opinione → Penso che sia bellissimo.
Spero che tu stia bene. per un augurio → Spero che tu venga mercoledì.
Credo che ci sia… per dire che, secondo voi, qualcosa c’è → Credo che ci sia un errore.
È meglio che tu vada… per un consiglio → È meglio che tu vada a dormire.
Benché sia…, … per una concessione → Benché sia difficile, mi piace.
Non credo che possa… per un dubbio → Non credo che possa venire oggi.
7. Esercizi (le soluzioni sono sotto)
Mettete il verbo tra parentesi nella forma giusta. Leggendo ad alta voce resta di più.
1. Penso che Maria ( essere ) simpatica.
2. Spero che tu ( venire ) alla festa.
3. Credo che loro ( parlare ) giapponese.
4. È meglio che voi ( dormire ) presto.
5. Benché ( fare ) freddo, esco lo stesso.
6. Non penso che lui ( potere ) venire oggi.
7. Voglio che tu ( sapere ) la verità.
8. Bisogna che noi ( andare ) subito.
9. Mi dispiace che tu ( stare ) male.
10. So che ( essere ) tardi. ← attenzione!
Soluzioni 1. sia / 2. venga / 3. parlino / 4. dormiate / 5. faccia / 6. possa / 7. sappia / 8. andiamo / 9. stia / 10. è
Nell’8, andiamo è uguale all’indicativo (la forma del noi, ricordate, lo è sempre). E il 10 non è un congiuntivo: «sapere» (So) è una cosa certa, resta alla porta ①. Se ve ne siete accorti, il congiuntivo l’avete già capito.
Riassumendo
• -are → i, -ere e -ire → a: le vocali si scambiano.
• Le prime tre persone sono uguali: non omettete il pronome.
• Verbi irregolari: dalla forma dell’«io» si toglie -o e si mette -a.
• Mai per le cose certe.
Il congiuntivo non è grammatica per rispettare le regole. È uno strumento per dire «questo è quello che sento». Più lo usate, più il vostro italiano diventa umano.
La prossima puntata → Terza puntata: il passato (come si parla delle cose già successe).
Il seguito, a voce
Grazie di aver letto fin qui.
La grammatica non si impara solo leggendo. Usarla, sbagliare, farsi correggere: è la strada più breve. Ma trovare un posto dove usarla è la cosa più difficile, vero?
Ogni mercoledì all’ora di pranzo (in Giappone sono le 21) ci troviamo online per una conversazione gratuita in italiano con chi studia la nostra lingua in Giappone.
• Non serve sapere il giapponese: si parla italiano, con un po’ d’inglese
• Basta poco per aiutarli: due chiacchiere, una parola spiegata
• Si può anche solo ascoltare
• È gratis e non si prenota: si entra e si esce quando si vuole
Una cosa sola. Qui ci sono giapponesi che hanno voglia di parlare con un italiano. Nelle app di scambio linguistico chi parla giapponese è contesissimo, e spesso finisce «consumato» come compagno di pratica. Qui è il contrario: ci si ascolta. Se il Giappone vi interessa, è il posto giusto per conoscerlo dalle persone.
Il calendario degli incontri / L’iscrizione è gratuita → Iscriviti a yuujou.it
Ci vediamo mercoledì! Vi aspettiamo.
Scritto dall’IA, in collaborazione con Alain.