
Il congiuntivo, terza puntata: il passato — come si parla delle cose già successe
Nella seconda puntata abbiamo visto come si forma il congiuntivo (se ve la siete persa, ecco la seconda puntata: come si forma). Oggi facciamo un passo solo in più: come si parla del passato.
Dire che qualcuno è già partito, o che allora ci sembrava stanco: in conversazione sono proprio queste le forme che si usano di più.
1. Di nuovo da imparare non c’è quasi niente
Il congiuntivo passato è semplicemente il congiuntivo presente di essere / avere più il participio passato. sia e abbia li avete imparati nella prima puntata: gli ingredienti li avete già.
E l’ausiliare è lo stesso del passato prossimo: è partito diventa sia partito, ha mangiato diventa abbia mangiato. Non c’è niente da scegliere di nuovo.

I due esempi della tavola sono Penso che sia partito. e Credo che abbia mangiato. Con i verbi che vogliono essere, come nel passato prossimo, il participio si accorda con il soggetto (che siamo andati).
2. Di quando stiamo parlando? Quattro combinazioni
Questo è il punto più importante di oggi. In italiano, quando la principale va al passato, anche il verbo che segue si sposta nel passato.

Quando si usano:
• Penso che sia stanco. adesso, per una cosa di adesso
• Pensavo che fosse stanco. allora, per una cosa di allora
• Penso che sia stato stanco. adesso, per una cosa di prima
• Pensavo che fosse stato stanco. allora, per una cosa ancora precedente
Ed ecco dove il giapponese è più lontano dall’italiano.
In giapponese si dice, alla lettera, «pensavo che è stanco»: il secondo verbo resta al presente e non si muove. In italiano invece, quando il primo va al passato (pensavo), ci va anche il secondo (fosse).
❌ Pensavo che sia stanco.
⭕ Pensavo che fosse stanco.
È il punto dove l’abitudine di tradurre parola per parola si fa sentire di più: qui fate attenzione. Se si muove il primo, si muove anche il secondo.
3. Il congiuntivo imperfetto è il più facile
Forme come fosse e parlasse si chiamano «imperfetto». Il nome fa paura, ma è il tempo più regolare dell’italiano: niente scambio di vocali come nella seconda puntata, niente montagne di verbi irregolari.

Si prende l’infinito, si toglie -re e si aggiunge -ssi. Vale uguale per -are, -ere e -ire. Però io e tu sono di nuovo uguali (parlassi): il pronome non dimenticatelo.
Le eccezioni sono pochissime: essere fa fossi, dare fa dessi, stare fa stessi. fare → facessi, dire → dicessi e bere → bevessi partono dalle forme antiche (facere, dicere, bevere), quindi in realtà seguono la regola. Anche avere è regolare: avessi.
4. A volte un «perché» non c’è
Fin qui abbiamo cercato di spiegare il perché di tutto. Ma c’è una cosa da dire con onestà.
In italiano ci sono anche regole senza un perché.
Per esempio: perché essere diventa sia o fossi? Una regola non c’è: sono sopravvissute le forme latine (sit, fuissem). Perché benché vuole il congiuntivo e anche se l’indicativo (l’abbiamo visto nella seconda puntata)? Non per logica: si usano così da moltissimo tempo.
Per cose come queste si fa prima a non ragionarci e a impararle in blocco. E sappiatelo: nemmeno gli italiani conoscono il motivo. Le hanno sentite da bambini e le hanno imparate così. Se non trovate la logica, il problema non siete voi.
Dove c’è un perché, si impara il perché; dove non c’è, si impara tutto il pezzo. Quando si sanno distinguere i due casi, studiare diventa molto più facile.
5. La via di fuga quando ci si blocca: secondo me
A metà conversazione ci si blocca: «com’era il congiuntivo?». Succede spesso. Per quei momenti tenete pronto un modo per dirlo solo con l’indicativo.
Con secondo me quello che segue può restare all’indicativo.
• Penso che sia bello. → Secondo me è bello.
• Penso che sia stato bello. → Secondo me è stato bello.
• Pensavo che fosse stanco. → Secondo me era stanco.
Non è un «trucco». È un modo di dire naturalissimo, che gli italiani usano ogni giorno. Piuttosto che fermare la conversazione, andate avanti con secondo me: il congiuntivo arriverà dopo, con calma.
6. Esercizi (le soluzioni sono sotto)
Mettete il verbo tra parentesi nella forma giusta.
1. Penso che Marco ( partire ) ieri.
2. Credo che loro ( mangiare ) già.
3. Pensavo che tu ( essere ) a Roma.
4. Mi dispiace che voi non ( venire ) alla festa.
5. Speravo che lui ( arrivare ) in tempo.
6. Non credo che lei ( capire ) la domanda.
7. Era meglio che noi ( partire ) prima.
8. Sapevo che ( essere ) stanco. ← attenzione!
Soluzioni 1. sia partito / 2. abbiano mangiato / 3. fossi / 4. siate venuti / 5. arrivasse / 6. abbia capito / 7. partissimo / 8. era
L’8 non è un congiuntivo: Sapevo dice una cosa certa, che resta alla porta ① della seconda puntata. E siccome la principale è al passato, anche qui si va al passato (era). Nel 6, se si parla del presente, va bene anche capisca.
Riassumendo
• Per il passato: sia / abbia + participio passato, con lo stesso ausiliare del passato prossimo.
• Se la principale va al passato, si sposta anche il secondo verbo. È la differenza più grande con il giapponese.
• L’imperfetto (fossi, parlassi) è il tempo più regolare e più facile.
• Le regole senza un perché si imparano in blocco: il motivo non lo sanno nemmeno gli italiani.
• Se vi bloccate: secondo me + indicativo.
Il prossimo tema è il «se»: le ipotesi, come in Se fossi ricco.... Forse è proprio qui che il congiuntivo suona più bello.
Il seguito, a voce
Letta così, questa puntata può sembrare un po’ complicata. Ma in una conversazione vera bastano quasi sempre due frasi: Penso che sia... e Pensavo che fosse.... Il resto lo impara la bocca.
La grammatica non si impara solo leggendo. Usarla, sbagliare, farsi correggere: è la strada più breve. Ma trovare un posto dove usarla è la cosa più difficile, vero?
Ogni mercoledì all’ora di pranzo (in Giappone sono le 21) ci troviamo online per una conversazione gratuita in italiano con chi studia la nostra lingua in Giappone.
• Non serve sapere il giapponese: si parla italiano, con un po’ d’inglese
• Basta poco per aiutarli: due chiacchiere, una parola spiegata
• Si può anche solo ascoltare
• È gratis e non si prenota: si entra e si esce quando si vuole
Una cosa sola. Qui ci sono giapponesi che hanno voglia di parlare con un italiano. Nelle app di scambio linguistico chi parla giapponese è contesissimo, e spesso finisce «consumato» come compagno di pratica. Qui è il contrario: ci si ascolta. Se il Giappone vi interessa, è il posto giusto per conoscerlo dalle persone.
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Ci vediamo mercoledì! Vi aspettiamo.
Scritto dall’IA, in collaborazione con Alain.