
«Ma che vuoi?»: il gesto italiano più famoso del mondo, in piazza, all’ora del caffè.
Se guardate due italiani che parlano, capite molte cose anche senza sentire una parola: se sono d’accordo, se uno dei due è arrabbiato, se il caffè era buono. Noi italiani parliamo con la voce, ma anche con le mani. Lo facciamo perfino al telefono, quando nessuno ci vede.
Uno dei nostri gesti è diventato famoso in tutto il mondo: le dita unite in punta, rivolte verso l’alto. Dal 2020 è anche un’emoji, e su internet molti la chiamano semplicemente «la mano italiana». In questo articolo vi spieghiamo otto gesti che usiamo ogni giorno: come si fanno, che cosa vogliono dire e quali è meglio evitare con chi non conoscete bene.
Un dizionario per gli stranieri
Nel 1958 il designer milanese Bruno Munari, che in Giappone molti conoscono per i suoi libri per bambini, pubblicò un libro curioso: «Supplemento al dizionario italiano». Dentro non c’erano parole, ma gesti: cinquanta fotografie di mani, spiegate in italiano, inglese, francese e tedesco, per aiutare i turisti a capire gli italiani. Nella seconda edizione, nel 1963, i gesti diventarono settanta.
L’idea non era nuova: già nel 1832, a Napoli, l’archeologo Andrea de Jorio aveva raccolto i gesti dei napoletani e li aveva confrontati con le figure dei vasi greci antichi. E oggi? Secondo la psicologa Isabella Poggi, dell’Università Roma Tre, nella vita di tutti i giorni gli italiani usano circa 250 gesti, e quasi tutti li conoscono.
Otto gesti da conoscere
1. «Ma che vuoi?»

Come si fa: si uniscono le punte di tutte le dita e del pollice, rivolte verso l’alto, e si muove la mano su e giù dal polso.
Vuol dire: «Ma che dici?», «Ma che vuoi?», «Ma dai, non ci credo!». Esprime incredulità o un po’ di impazienza.
Attenzione: è il gesto più imitato e anche il più frainteso. Fuori dall’Italia, su internet, la sua emoji a volte vuol dire «perfetto» o «buonissimo»: per un italiano no! E con chi avete appena conosciuto è meglio non farlo.
2. «Che buono!»

Come si fa: si appoggia la punta dell’indice sulla guancia e la si gira un po’, come per avvitare una vite.
Vuol dire: «È buonissimo!». Si usa per il cibo, anche con la bocca piena.
Sembra un gesto da bambini, ma lo fanno anche gli adulti. E chi ha cucinato per voi sarà contentissimo.
3. «Perfetto!»

Come si fa: il pollice e l’indice si toccano e formano un cerchio; le altre dita restano aperte.
Vuol dire: «Perfetto», «Va bene», «Ottimo».
In Giappone e in Corea lo stesso cerchio può voler dire un’altra cosa: lo vediamo più sotto.
4. «Non mi interessa»

Come si fa: il dorso delle dita sfiora il mento da sotto, poi la mano va in avanti, lontano dal viso.
Vuol dire: «Non mi interessa», «Non me ne importa niente».
Attenzione: è un gesto un po’ scortese. Si usa solo con gli amici, mai con un insegnante o con il capo.
5. «Occhio!»

Come si fa: con la punta dell’indice si tira giù un poco la pelle sotto l’occhio.
Vuol dire: «Attenzione!», «Stai attento!», oppure «Ti tengo d’occhio». Si usa molto nel Nord Italia.
Anche la parola da sola funziona: «Occhio!» vuol dire «attenzione!».
6. «Ma sei matto?»

Come si fa: con la punta dell’indice si batte piano sulla tempia, sul lato della testa. Al Nord molti, invece, muovono la mano aperta davanti alla faccia.
Vuol dire: «Ma sei matto?», «Ma che idea!». A volte anche «Usa la testa!».
Attenzione: tra amici è uno scherzo, con uno sconosciuto è un’offesa.
7. «Soldi»

Come si fa: il pollice strofina la punta dell’indice e del medio, come se contasse delle monete.
Vuol dire: «Costa caro!», «Ci vogliono soldi», oppure «Quello è ricco».
8. «Calma!»

Come si fa: le mani aperte, con il palmo verso il basso, scendono piano piano.
Vuol dire: «Calma», «Piano», «Non agitarti».
La stessa mano, tre paesi

Tre mani, tre storie: le dita unite italiane, il cerchio, il cuore coreano.
Alcuni gesti si capiscono in tutto il mondo, altri no. E a volte la stessa mano dice una cosa a Roma, un’altra a Tokyo e un’altra ancora a Seul.
Il cerchio. In Italia il cerchio fatto con il pollice e l’indice vuol dire «perfetto». In Giappone e in Corea, girato con il palmo verso l’alto, diventa una moneta: vuol dire «soldi».
I soldi. Per dire «soldi», in Italia si strofinano le dita; in Giappone si fa il cerchio. In Corea si usano tutti e due: il cerchio girato a moneta e le dita che si strofinano, come da noi.
Il cuore coreano. In Corea il pollice e l’indice incrociati formano un piccolo cuore, reso famoso dal K-pop e dai drama: vuol dire «ti voglio bene» o «grazie!». Un italiano che non lo conosce potrebbe scambiarlo per il nostro gesto dei soldi, perché la mano si somiglia… e chiedersi perché gli state chiedendo dei soldi!
«Vieni qui». In Giappone e in Corea si chiama una persona con il palmo verso il basso; in Corea, con il palmo verso l’alto si chiamano gli animali, quindi è meglio evitarlo. In Italia si usano tutti e due i modi, e al Sud molti chiamano proprio con le dita piegate verso il basso, come in Asia.
La X. In Giappone e in Corea le braccia incrociate a X vogliono dire «no» o «non si può». In Italia non è un gesto di tutti i giorni: per dire «no» si scuote la testa o si muove l’indice a destra e a sinistra. Al Sud, a volte, basta alzare il mento all’indietro.
Perché gesticoliamo così tanto?
Nessuno lo sa con certezza. C’è chi pensa ai secoli in cui l’Italia era occupata da eserciti stranieri: con le mani ci si capiva senza farsi capire. C’è chi pensa alle città di una volta, piene di gente e di rumore, dove per farsi notare la voce non bastava. Nessuna di queste ipotesi è dimostrata.
Un dato, però, c’è. Nel 2024 due ricercatrici dell’Università di Lund, in Svezia, hanno chiesto a italiani e a svedesi di raccontare la stessa storia: gli italiani hanno fatto circa 22 gesti ogni cento parole, gli svedesi 11. Quasi il doppio! Ma attenzione a non esagerare con gli stereotipi: come dice una delle due ricercatrici, «oggi non conosciamo nessun popolo che non gesticoli».
Proviamo insieme
Nella prossima conversazione online di Yuujou giochiamo con i gesti: Alain ne fa uno, voi indovinate che cosa vuol dire. Potete rispondere a voce, scrivendo nella chat o… con le mani! E se nel vostro paese c’è un gesto che un italiano non capirebbe, portatelo: li confronteremo insieme.
Quando: mercoledì 28 ottobre alle 21:00, ora giapponese, per chi parla giapponese; domenica 8 novembre alle 21:00, ora coreana, per chi parla coreano (in Italia sono le 13:00). Si può anche solo ascoltare.
Come partecipare: iscrivetevi gratis a Yuujou e, all’ora dell’incontro, toccate «Talk Room» nel menu.
Fonti. Bruno Munari, «Supplemento al dizionario italiano» (1958 e 1963) · Andrea de Jorio, «La mimica degli antichi investigata nel gestire napoletano» (Napoli, 1832) · Isabella Poggi, Università Roma Tre (New York Times, 2013) · Il Post, 4 giugno 2024, con lo studio di Maria Graziano e Marianne Gullberg, Università di Lund · Emojipedia, Emoji 13.0 (2020) · Visit Italy, guida ai gesti italiani · guide ai gesti giapponesi e coreani (TCJ, 90 Day Korean) · emoji: Noto Emoji di Google, licenza Apache 2.0.