Butter di Asako Yuzuki

Vale July 14, 2026 at 2:18 PM · 5 min read
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Ciao gruppo, ancora una volta si ritorna in Giappone 😊 con un romanzo intitolato “Butter” candidato al Premio Naoki, scritto dall'autrice giapponese Asako Yuzuki.

Considerato in patria spiazzante e molto controverso, questo libro si è imposto con prepotenza anche all'interno del mercato editoriale europeo. Sono state numerose le recensioni entusiastiche che ho letto in questi mesi, ragion per cui non potevo esimermi dal cercare di capire quali fossero state le sensazioni e i commenti positivi condivisi da molti.

Quindi senza indugio alcuno, tra una pausa e l'altra ho iniziato e concluso questo tanto discusso libro, e dopo averci ragionato su mi era sembrato doveroso riportarvi qualche considerazione.

Stavolta ammetto che ho arrancato per molteplici ragioni, anche se credo che in buona parte la mia difficoltà fosse derivata dalla “convinzione” che questo per me sia stato un romanzo per certi versi caotico e troppo incentrato sulla preparazione di svariate pietanze. In effetti tutta questa “concentrazione culinaria” mi ha destabilizzato non poco, pur amando la cucina come cuoca e avventrice in generale.

Tralasciando questo iniziale impatto mi è sembrato di capire che con tutta questa ampia parte dedicata proprio al cibo, l'autrice avesse un preciso intento, ovvero quello di affrontare tematiche di vario genere fortemente legate all'aspetto emotivo.

Ma ho scelto di leggerlo principalmente per la natura della trama che pare sia stata ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto in Giappone, e che vede tra le figure centrali della storia una truffatrice e serial killer di nome Manako Kajii, denominata “the konkatsu killer” accusata di aver assassinato alcuni uomini d'affari con i quali si intratteneva, dopo aver cucinato per loro.

A dire il vero tra i personaggi di questa storia, la protagonista principale una giornalista di nome Rika che poi avrà modo di incontrare la killer personalmente, stringendo un rapporto decisivo per l'intero sviluppo della storia, mi è sembrato un personaggio di poco spessore, saranno infatti altre personalità come l'amica Reika, che contribuiranno ancor di più a farci conoscere meglio la protagonista e il suo mondo interiore, che ammetto inizialmente di non aver compreso del tutto.

Nonostante abbia proceduto con lentezza per buona parte del romanzo ho riconosciuto e apprezzato la natura di questa storia dal sapore noir, seppur infarcita fin troppo da delizie culinarie tutte connesse per la maggior parte al burro, ingrediente che in questo contesto assumerà quasi un'essenza mistica e non trascurabile.

Come una sorta di elaborazione della materia in base all'uso, così come il burro che cambiando forma da panetto diventa liquido, le persone in base alle circostanze cercano di adattarsi al proprio contesto, talvolta ricco di ostacoli e situazioni che in qualche modo impongono loro un cambiamento.

Ma vi confesso che ho perso il filo più volte, tra un continuo esplicarsi di pregiudizi di ogni sorta, rivolti in particolar modo alla donna e alla sua condizione fisica.

Non a caso quando la protagonista inizierà a sperimentare provando sapori nuovi ingrassando più di qualche chilo, si percepirà come questa fase rappresenti per lei una liberazione dal canone estetico delle donne fin troppo filiformi, imposto dalla società giapponese (e non solo).

Ad un tratto ci troveremo di fronte ad una “piccola rivoluzione” un rifiuto personale ai dettami finora accettati passivamente.

“Ma perché essere talmente ossessionati dall'aspetto fisico degli altri? Andare in ansia per questo, chiedendosi se gli altri stanno davvero

assecondando i propri desideri, e farlo con un senso di superiorità, è davvero da pazzi! È inconcepibile preoccuparsi dell'esterno degli altri molto ma aspetto molto di più rispetto al nostro mondo interiore”

Non mancano continui riferimenti alla pressione del dover essere sempre impegnati a prescindere dalla propria condizione personale, fisica o mentale.

Al dover ancora una volta constatare che qualsiasi cosa succeda che abbia esito negativo, ricada spesso sulla figura femminile in quanto tale, talvolta soggetta al giudizio della comunità intera, dove ogni atteggiamento ha il suo peso, e come andare fuori dagli schemi possa rappresentare un problema.

Ma nonostante il ritmo per me poco incalzante, si tratta pur sempre di una storia controversa, di due donne che si trovano l'una ad interessarsi alla vita dell'altra, e la stessa Rika, la protagonista principale, sarà quasi costretta dalle circostanze a rivedere la sua intera esistenza con conseguente crollo di certezze personali tenacemente consolidate nel tempo.

Ma nel romanzo troviamo molti cambi di prospettiva che trattano anche temi differenti tra loro, e questo forse rischia di fuorviare il lettore confondendolo sino a condurlo fuori dal fulcro della storia stessa. Di conseguenza occorre una maggior attenzione per seguire i binari insoliti che talvolta si susseguono lungo tutta la trama.

Se volessi tirare le somme di questo romanzo, potrei dire che l'autrice ha voluto far convergere diverse problematiche attuali molto incentrate sull'emancipazione personale, sulla solitudine, e sulla non trascurabile dedizione verso l'aspetto culinario e sensoriale che regge quasi tutto l'intero romanzo.

Il cibo visto ed interpretato come piacere trasgressivo, ossessivo che si insinua tra le maglie radicate di una società improntata sul compiacimento maschile e sulle giuste regole da seguire.

Ma è soprattutto una crescita profonda, personale, individuale e se vogliamo anche necessaria della protagonista, per distaccarsi da stereotipi non solo legati all'immagine femminile, ma anche da meccanismi malsani, particolarmente intrisi di concetti tradizionali non necessariamente positivi che lei stessa sembra subire quasi per abitudine.

Dal mio punto di vista molto personale, e ci tengo sempre a precisarlo, questo romanzo non mi ha restituito quel che mi aspettavo.

Pur amandone la trama che poteva essere costruita probabilmente senza concentrarsi troppo sull'aspetto culinario, e senza interrompere il corso della stessa tra racconti e contesti diversi, mi sono ritrovata piena di dubbi e perplessità su certi punti che hanno finito solo per dilungare oltremodo tutta la storia.

Nonostante abbia cercato di comprendere quel che Asako Yuzuki avesse intenzione di comunicare, sono arrivata a stento alla conclusione. Ad ogni modo non posso e non voglio in alcun modo giudicare il pensiero dell'autrice, ma ho avuto la sensazione che tutto in questo romanzo fosse abbastanza estremizzato.

Detto questo ve ne consiglio comunque la lettura così da farvi una vostra opinione personale, e come sempre se vi va a scambiarci qualche considerazione a riguardo.

Buona lettura 🙂

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