L'ora di greco di Han Kang

Vale December 15, 2025 at 9:59 PM · 2 min read
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Ciao gruppo 😊 Questa volta vi porto in Corea del sud, con un libro che ho finito la settimana scorsa, e che come sempre devo rielaborare... da un po' di tempo a questa parte entro troppo nelle storie con il rischio di “liberarmene” faticosamente dopo qualche tempo.

Non ne sono sicura, ma probabilmente qualcuno capirà...

Il libro incriminato è “L'ora di greco” di Han Kang, scrittrice sud coreana che ammetto di aver conosciuto solo di recente. La sua scrittura non è affatto semplice tutt'altro, si dispiega in un continuo alternarsi di immagini, sensazioni e ricordi, il tutto quasi sempre in un atmosfera rarefatta dove i personaggi, in questo caso i due protagonisti, sembrano vivere lasciando tutto il resto del mondo fuori. Sono due anime complicate, consapevoli e adagiate nella loro condizione, ma che in un modo o nell'altro esistono.

Questa per me è stata una lettura particolare, che ho volutamente procrastinato. In fondo è una storia complessa di dolore e tormenti, ma sempre regolata da un punto in comune, quello che attiene alla speranza.

Nonostante siano presenti traumi psicologici e sofferenze in divenire, l'ora di greco per i due sembra necessaria come l'aria, è un punto di incontro uno spazio privato, seppur non esclusivo all'interno del quale i protagonisti con le rispettive difficoltà ( che scoprirete leggendo), riusciranno (o no?) in qualche modo nel loro intento di vivere normalmente per quanto possibile. E grazie al superamento dell'incomunicabilità, in questo caso proprio tramite questa lingua “morta”(il greco), porranno le basi per stabilire una qualche connessione, oltrepassando il pensiero comune che l'assenza di qualcosa possa in qualche modo indicarne un vuoto esistenziale.

“Si era voltata ed era uscita dal palazzo, camminando sempre più spedita in mezzo agli odori di quella notte d'estate in cui tutto ciò che un tempo era stato vivo marciva”...

Massimo2, Annac and Alain like this.
Le adoro le tue recensioni, denotano una sensibilità davvero fuori dal comune. Non cambiare! quello che perdi in "tormento" lo guadagni in bellezza interiore. Non posso fare a meno di pensare che questo mondo strampalato e spesso feroce, sarebbe molto più vivibile se ci fossero molte più persone come te. Per quanto riguarda L'ora di greco, che leggerò dopo 1Q84 , la vera comunicazione è la cosa più difficile dell'esperienza umana. Spesso si parla senza dirsi nulla, raccontarsi realmente oltre le maschere è un atto di fiducia eversivo ed un po' folle. Mentre qualche volta, con le persone giuste, perfino il silenzio è pieno di "parole" e di comprensione reciproca.

Mi hai fatto venire in mente anche una cosa di cui parlavamo l'altra volta a proposito della gentilezza formale: in alcune società giapponesi si preferisce parlare in inglese nelle riunioni, per evitare i formalismi della lingua giapponese. Questa cosa l'abbiamo sperimentata un po' tutti noi. Parlando un'altra lingua, anche male come nel mio caso , si è un po' qualcun'altro e in qualche caso anche più autentici o comunque diversi e paradossalmente la comunicazione può essere facilita.

E poi... quanti ricordi con il greco, "il brodo nero degli spartani" (una versione) una lingua tanto bella, ma cosa mettessero in quel brodo...
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Alain E ma in questo libro il concetto di comunicazione assume un ruolo molto particolare, trattato molto bene e con la dovuta attenzione, sono certa che leggendolo capirai, in ogni caso si la comunicazione è proprio complessa, e dobbiamo impegnarci molto perché avvenga, sembra un fatto molto naturale e non lo è per niente. A volte penso che quella non verbale sia molto più efficace. E se il mondo fosse solo strampalato non ci sarebbero poi così tanti problemi...ma come sempre niente è facile quindi mi tormento si! Ah il famoso brodo nero degli spartani... meglio non ricordarlo
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