Lavoro per un contractor che opera quotidianamente a cavallo tra le esigenze del governo giapponese e quelle del governo americano. Sulla mia scrivania si accumulano ogni giorno preventivi da approvare e specifiche tecniche, ma tra un documento e l’altro, il nostro presidente ci fa girare regolarmente lanci di agenzia, bilanci, editoriali e analisi geopolitiche. Non è lettura di piacere: ci serve per cercare di capire dove soffia il vento per aggiustare il tiro, per quanto possibile, sui nostri piani futuri. Tra tutte queste carte mi e capitato sotto gli occhi un articolo il cui titolo ha catturato la mia attenzione più di altri: "Un mondo in cui il diritto internazionale non vale" (国際法が通じぬ世界, Kokusaihō ga tsūjinu sekai) pubblicato all’interno della rubrica regolare di Sakurai Yoshiko “Verso un Paese bello e forte” (Utsukushiki Tsuyoki Kuni e - 美しき勁き国へ) pubblicata ogni lunedì sul Sankei Shimbun. Per chi non vive qui, questo nome potrebbe dire poco, ma in Giappone è un figura di un certo rilievo: ex conduttrice televisiva divenuta una delle voci più influenti del conservatorismo nipponico e presidente del Japan Institute for National Fundamentals. Le sue opinioni pesano molto negli ambienti della destra giapponese.
L’articolo analizza lo scenario attuale e traccia una linea durissima partendo da una premessa tanto agghiacciante quanto lucida: siamo entrati in “un mondo in cui il diritto internazionale non vale piu”. Sakurai osserva le azioni della Russia in Ucraina, il supporto cinese a Mosca e il recente attacco di Trump al Venezuela culminato con la cattura di Maduro. Sebbene siano tutte violazioni delle norme vigenti, l’autrice sostiene che basare la strategia nazionale sull’illusione che le regola valgano ancora come un tempo potrebbe essere un grosso errore; accettare questa nuova realtà guidata dalla pura potenza e essenziale per l’interesse nazionale giapponese.
Ciò che mi ha colpito è la sintesi spietata e pragmatica che Sakurai propone alla Premier Takaichi. Di fronte alle recenti azioni americane in Venezuela, il consiglio è uno solo: tacere. Secondo l’autrice, il Giappone deve evitare qualsiasi critica verso gli Stati Uniti, offrendo invece una tacita approvazione tramite il silenzio. La visione di fondo è che siamo nel mezzo di una nuova guerra fredda tra USA e Cina, e per vincerla è essenziale attuare politiche costanti e allineate totalmente con l’alleato americano.
L’autrice non nega l’importanza della diplomazia: mantenere una finestra di dialogo con Pechino è corretto, ma avverte che non c'è alcun bisogno di forzare la mano per migliorare i rapporti a tutti i costi. Il focus deve essere altrove. Per rendere il Giappone un Paese “sano e forte”, l’autrice insiste sulla necessità di promuovere attivamente la cooperazione con gli USA e, soprattutto, di non dimenticare l’urgenza della revisione costituzionale. Anche per l’economia viene data una chiave di lettura di sicurezza nazionale: il massiccio piano di investimenti verso gli Stati Uniti, non è solo business, ma una mossa strategica per costruire una nuova via di approvvigionamento che riduca concretamente la dipendenza dalla Cina.
L’articolo si chiude toccando il cuore dell'identità nazionale. Sakurai esorta il governo a procedere “con un cuore solo” e totale dedizione. Oltre alla geopolitica, identifica una priorità assoluta per il Giappone: la stabilità della Casa Imperiale. Definita come il fondamento stesso del kokugara, ovvero il carattere nazionale, la questione richiede, secondo l’autrice, una legislazione immediata per garantire una successione stabile al trono. È una sorta di manifesto politico che unisce realpolitik militare, disaccoppiamento economico e tradizionalismo identitario, offrendo uno spaccato di come una parte influente del Giappone immagina il proprio futuro. A voi le riflessioni.
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