Roma, I secolo d.C. Mentre da qualche parte scoppia l’ennesimo incendio. A casa dell’imperatore Nerone c’è in bella mostra l’ultimo esemplare rimasto di una grossa pianta appartenente al genere Ferula della famiglia delle Ombrellifere; il leggendario Silfio. Non ne verrà mai più trovata nemmeno una.
La pianta, secondo la leggenda un dono del dio Apollo, cresceva unicamente in una ristretta zona costiera di 60 km in Cirenaica (l’attuale Libia) e costituiva la maggior risorsa economica dell’antica città di Cirene ,comparendo anche nelle sue monete.
Il Silfio era considerato una delle più importanti risorse medicinali del mondo antico. Tanto da avere usi praticamente illimitati. Il prodotto della sua radice: una resina rossa di nome Laserpicium, veniva venduta a peso d’oro; letteralmente. Quello sotto è un seme di Silfio !

Ma un attimo! Un seme a forma di cuore + medicinale afrodisiaco
Qualcuno ha pensato facciamo che è il simbolo dell’amore… e non a caso anche il geroglifico che rappresenta la pianta di Silfio ha questa forma. Mai sottovalutare la romanticheria degli antichi Egizi.
Insomma, nel tempo, la forma del cuoricino come lo conosciamo noi diviene, almeno nel bacino del mediterraneo e zone limitrofe, “l’ideogramma dell’amore”. Pian piano quest’associazione si espande sempre più.
Attenzione la parte seguente è ovviamente storicamente inaccurata e mi sono divertito ad inventare gli avvenimenti che precedono il 1988:
Siberia un dicembre di tanto tempo fa. Sergey rivolgendosi all’ amico Ivan: “Voglio far sapere a Olga che la amo” Ivan: “ disegnale sulla neve un cuore; alla moda occidentale” e così via un passaparola dopo l’altro passano i secoli e un bel giorno. Mentre la flotta di Kublai Khan, che cercava di invadere il Giappone sta per essere spazzata via dal vento divino, per la seconda volta. Un ignaro marinaio Coreano ubriaco di Soju (un distillato coreano) di nome Bon-Hwa riesce invece incredibilmente a raggiungere quasi casualmente la costa, naufragando sull’isola di Okinawa. Lì conosce Kozue, una pescatrice di perle Ama, che gli fa provare il sakè. I due si innamorano perdutamente e Bon-Hwa che conosce il simbolo del cuore, ne brucciacchia i contorni su una noce di cocco per dimostrare i suoi sentimenti all’amata. Il simbolo è così finalmente sbarcato anche in Giappone. Molto tempo dopo un lontano parente della pescatrice, diviene un programmatore di interfacce grafiche presso la compagnia Giapponese Sharp. Il suo nome è ignoto, ma per comodità noi lo chiameremo Shiba Hiroshi.
Siamo nel 1988 e c'è da decidere quali set di emoji inserire nell’interfaccia del nuovo PDA, che sta per uscire: lo PA-8500 (sotto il set di emoji originale) . Le proposte del gruppo in cui lavora Hiroshi sono per inserire inizialmente solamente la faccina sorridente e la cacca. Hiroshi si impunta e chiede di includere anche il cuore. Il resto come si dice è storia.
Sempre in questo periodo nasce anche il termine emoji che ricordiamo deriva dall'unione di due parole giapponesi : (eh 絵 , immagine) + ( mōji 文字, carattere). Insomma il termine emoji descrive un pittogramma.Tutto questo film per dire che quando mettete un cuoricino ad una donna\uomo di Roma è un po’ come se stesse rispedendo a casa l’ultimo seme di Silfio dopo 2000 anni.

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